Automobili: il gioco delle alleanze

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L’accordo fra GM e PSA riguarda i prodotti ma anche gli acquisti. Ci saranno ricadute sul mondo del ricambio?

iOn_1008WC012Mettersi insieme, allearsi, unire le forze. Indipendentemente da come la si definisce, la questione è una sola e molto chiara: senza accordi fra competitori per raggiungere dimensioni accettabili, si corre il serio rischio di finire fuori mercato. Non certo per qualità dei prodotti o per loro aggiornamento tecnologico. Ma per meri motivi economici. Nel senso che ci sono molte parti di auto che possono essere condivise anche da prodotti estremamente differenti fra loro una volta giunti sul mercato.
In questo contesto ci sono diversi costruttori che per un motivo o per l’altro si trovano nelle condizioni di dover percorrere questo cammino condividendolo con altri. In questo caso vi raccontiamo di un accordo siglato più di sei mesi fa in forma piuttosto indefinita e che solo nelle ultime settimane sta prendendo piede e forma. Ci riferiamo all’accordo siglato da PSA e GM. Alla base di questa intesa non c’è solo uno scambio azionario di una certa importanza, ma anche e soprattutto l’impegno a realizzare molte cose insieme. GM, per dirla in parole povere, sta facendo con PSA ciò che cercò di fare con FIAT quando ancora l’azienda era guidata da Gianni Agnelli e Paolo Fresco. Allora oltre allo scambio di tecnologia era previsto un passaggio di proprietà della casa torinese al colosso di Detroit. Tutti sappiamo come andò a finire: qualche miliardo di euro versato da GM alla Fiat di Marchionne e Elkann pur di non dover assumersi il controllo della (allora) grande malata d’Europa.
Oggi l’accordo siglato parte da uno scambio azionario per poter giungere a una semplificazione dei prodotti e a uno sfruttamento massivo delle sinergie.

I termini dell’accordo

Ma vediamo quali sono i termini di questo accordo in materia tecnica e quali ricadute potrebbe avere sul mercato dell’aftermarket italiano e europeo. In primis, ci sarà un nuovo motore comune. Non si deve dimenticare che GM oltre a possedere Opel, è proprietaria di un interessantissimo centro di sviluppo propulsori in quel di Torino. Si tratta della parte di FPT (Fiat Powertrain) rimasta in mano agli americani dopo la rottura dell’alleanza con Torino.
Quattro i progetti base su cui ci si muove: tre progetti di veicoli e un nuovo motore. Oltre a un accordo per acquisti comuni in Europa. Questo significa complessivamente lo sviluppo di sinergie per circa 2 miliardi di euro.
A parte il motore, di cui per ora non si hanno particolari definitivi, i progetti inerenti i veicoli prevedono la nascita di una piattaforma comune su cui sviluppare modelli del segmento C MPV per il marchio Opel/Vauxhall e C CUV per la casa del leone.
Entrando nel segmento B è previsto lo sviluppo di un programma comune per arrivare alla realizzazione di minivan che possano soddisfare le esigenze dei due gruppi. Sempre nel segmento B è già definita anche la nascita di una piattaforma moderna per vetture del segmento B e in particolare per le auto a basso livello di emissioni di CO2. Un progetto importantissimo questo su cui si dovrebbero sviluppare le prossime vetture del segmento in questione per entrambi i gruppi su scala mondiale.

UrbanCrossoverConcept_1204CGI006Progetti comuni

Il primo frutto di questa strategia dovrebbe arrivare già fra tre anni, nel 2016 con l’arrivo di modelli di entrambi i marchi differenziati fra loro ma con gran parte di ciò che non si vede e che non caratterizza un marchio rispetto a un altro, progettato e realizzato in comune.
Per intenderci un’evoluzione progettuale simile a quella realizzata da Fiat e Ford per Panda, 500 e Ka.
Si tratta di vetture del tutto simili nella piattaforma ( basta vedere la posizione della leva de cambio che è la medesima su tutte e tre) ma totalmente differenti nell’aspetto, nella strategia di destinazione marketing e nella sensazione di guida.
Ma torniamo a PSA e GM e al motore comune cui si è accennato più in alto: si tratterà di una vera e propria generazione di motori di piccole dimensioni e cilindrate e alte prestazioni. Sarà una derivazione dei piccoli motori a benzina prodotti da PSA con la sigla EB.
Non si esclude infine un allargamento della alleanza franco-americana anche verso la realizzazione di prodotti su mercati emergenti o nuovi.
Per risparmiare però, è necessario mettere insieme anche altri aspetti. È il caso degli acquisti che, nella fattispecie, saranno centralizzati in una joint venture. Questa organizzazione saprà sfruttare al meglio la potenza di acquisto dei due gruppi combinati realizzando il massimo delle sinergie e dei risparmi possibili.

Gli altri attori

Ma gli altri gruppi mondiali dell’auto come si stanno muovendo in questo campo? La risposta è sostanzialmente univoca: cercando le medesime sinergie, sfruttando le dimensioni che possono derivare dal raggiungere la massa critica necessaria a fare business. Ciascuno a modo suo ovviamente, tutti però con il medesimo obiettivo in testa.
Questo significherà che nei prossimi anni assisteremo a un appiattimento dell’offerta automobilistica? Tendenzialmente sarà proprio il contrario. Avremo sempre più modelli derivati e realizzati su una medesima piattaforma. Modelli in cui ciò che non si tocca e non si vede sarà sempre più uniformato, mentre ciò che si nota e costituisce la differenza fra un’auto e l’altra sarà il fulcro del prodotto. Dove ci sarà l’appiattimento sarà probabilmente nelle scelte tecnologiche dei prodotti. Le auto, per intenderci, perderanno un po’ di “anima” in favore di prezzi più economici o migliori allestimenti a costi costanti. Una tendenza in atto da diversi anni che comunque non ci pare abbia portato a un appiattimento del prodotto auto. Anzi, forse mai come adesso, l’offerta del mondo dell’auto è stata così ampia e il ritmo di rinnovamento dei modelli elevatissimo. Si tratta di cambiamenti che portano inevitabili cambiamenti anche nel mondo dei ricambi. Una globalizzazione che sicuramente finirà per incidere sui luoghi di produzione, sulle scelte commerciali dei costruttori. Il mondo dell’aftermarket italiano sotto questo aspetto è ben organizzato e in grado di affrontare un sistema che sta cambiando velocemente. Per rendersene conto basta entrare in un negozio di autoricambi e verificare la vitalità, la vicinanza fra ricambista e meccanico. Una sinergia che difficilmente potrà essere spezzata dai colossi dell’auto che vedono ridursi il proprio guadagno sul prodotto nuovo e cercano di recuperare margini nella filiera della manutenzione. Dimenticando però che sempre di più, soprattutto in momenti di difficoltà economica, il rapporto fiduciario fra automobilista e autoriparatore e fra meccanico e ricambista è un rapporto costruito negli anni, basato spesso su rapporti di stima e reciproca conoscenza.

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