Dedicato a Herbie

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Dedicato a Herbie

Aveva il numero 53 su cofano e fiancate. Era Herbie il Maggiolino tutto matto. Oggi il pronipote del protagonista e i film per ragazzi ha 200 CV e non fa rimpiangere l’avo.

Quando al motor show di Detroit nel gennaio del 1994, venne presentata la prima concept che si rifaceva al mitico Maggiolino VolksWagen, molti pensarono che si trattasse di un semplice esercizio per stilisti annoiati, o in cerca di facili consensi. In pochi credevano che nel giro di pochi anni quell’idea basata su una piattaforma Golf, avrebbe preso la via della produzione di serie. Ora, il Maggiolino è arrivato alla sua terza versione. O, se preferite, alla seconda edizione dei giorni nostri. Anche in questo caso il punto di partenza è la Golf. Da questa la piccola icona di Volksbourg ha assimilato tutto ciò che poteva essere sfruttato per farne una macchina di grande piacere di guida, ma dal tratto estetico retrò. La formula è ben conosciuta, essendo stata copiata e sfruttata da BMW per la sua Mini e da Fiat per la 500 lanciata esattamente 50 anni dopo il debutto di quella voluta da Dante Giacosa.

Herbie-il-SupermaggiolinoEsteticamente il Maggiolino è riconoscibile anche a chilometri di distanza. E che sia il modello del 1938 o quello del 2013 poco cambia nella percezione. Come nel caso di un’atra icona tedesca, anch’essa progettata originariamente da Ferdinand Porsche: la 911.

Esattamente come accadde per la prima Maggiolino, anche questa versione avrà il proprio nome nella lingua dei differenti paesi di destinazione. Così invece di una Beetle, a seconda dei Paesi in cui saremo, potremo incontrare per strada una Käfer, o una Beetle, oppure una Vocho, una Coccinelle, una Fusca, un Maggiolino o una 芄壳虫.

La versione in produzione oggi, ha un aspetto decisamente più filante e sportivo di quella dello scorso decennio, pur ricalcandone gli stilemi in modo inconfondibile. D’altra parte non si possono buttare via 21 milioni e mezzo di esemplari venduti, solo per fare qualcosa di nuovo. Per quello ci sono Golf, Polo e le altre di famiglia.

Linea più filante quindi e conseguente accesso un pochino (solo appena però) meno agevole ai posti anteriori e inevitabilmente, è pur sempre una due porte, a quelli posteriori.

Le dimensioni esterne sono ora  di 4.278 mm lunghezza, 1.808 mm larghezza, 1.486 mm di altezza, mentre il passo è di 2.537 mm.

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L’interno ricorda in diversi punti il modello originale di ottant’anni fa, anche se qui la musica è tutta differente. La Beetle è ora una macchina decisamente sportiveggiante, rifinita con cura e molto silenziosa. Al volante trovare la giusta posizione è piuttosto facile e veloce. La visibilità è abbastanza buona anche se le forme bombate della carrozzeria non facilitano il compito.

La versione in nostre mani è una 2.0 TSI. Ciò significa 200 CV tondi tondi trasmessi alle ruote anteriori, cambio sequenziale a sette marce con doppia frizione (DSG) e tanta, tanta coppia. Per rendere la guida decisamente piacevole e divertente, senza dover necessariamente spremere il motore costringendolo quindi a consumare vagonate di benzina. Tradotto in fredde cifre tutto ciò significa 225 km/h di velocità massima e 7,5 secondi per raggiungere i 100 all’ora partendo da fermo.

Il Maggiolino TSI si muove non appena si rilascia il piede dal freno e inizia subito a farsi apprezzare per silenziosità e rotondità di funzionamento. Se si schiaccia un po’ di più l’acceleratore la macchina accelera in modo deciso senza però mai essere fastidiosa. Le marce si ingranano una via l’altra con una morbidezza encomiabile. In autostrada, a velocità di crociera (e di codice) si viaggia in un ambiente ovattato e quattro persone stanno sedute comode. Poi, se si decide che la statale è meglio dell’autostrada ci si può tuffare su qualche strada ricca di curve per saggiare il comportamento del Maggiolino da 200CV anche dove souplesse e fluidità cedono il posto alla ricerca del piacere di guida. Qui emerge il lato divertente di questa vettura che, a patto di non esagerare, sa divertire in tutta sicurezza. Ottima tenuta in ogni condizione e intervento dell’ESP preciso e puntuale.

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A proposito di ESP: da segnalare che anche in questo caso il sistema di gestione della stabilità non è disinseribile. Neppure, come spesso capita, con il reinserimento automatico una volta raggiunti i 50 km/h. Ciò significa che i margini di sicurezza sono sempre garantiti, ma il divertimento è ad autonomia limitata. Un peccato, considerando che 200 CV sono proprio la dote giusta per divertirsi parecchio. Si tratta di una scelta del gruppo VW che privilegia sì la sicurezza, ma che finisce per limitare un po’ il piacere di guida, rendendo le auto tutte un po’ troppo simili fra loro, nella guida. Ma questi, lo sappiamo, non sono discorsi da automobilisti di tutti i giorni.

Il cambio asseconda bene la guida e il fatto che non ci siano i paddle, ma solo la leva tradizionale per poter selezionare le marce, non è a nostro parere un limite al divertimento. Anche perché in tutta la prova, non ci è mai capitato di desiderarne la presenza.

In città il Maggiolino si muove bene e senza affanni e i suoi 200 CV fanno in modo che si possa guidare davvero con il classico filo di gas. A tutto vantaggio del consumo di carburante che non è mai eccessivo, trattandosi di un’auto da 2 litri turbo a benzina. La nostra media infatti è stata nell’ordine dei dieci con un litro in città e di dodici abbondanti nei percorsi extraurbani. Autostrada compresa.

È evidente che per chi volesse risparmiare un po’ di denaro sia in fase di acquisto sia quando viaggia sono previste versioni meno spinte e anche modelli a gasolio. A proposito di queste c’è da segnalare il consumo particolarmente ridotto del 1600 cc. da 105 CV che ha un consumo normalizzato di soli 4,3 litri per 100 km.

di Paolo Beducci

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